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Don Bruno
Don Bruno Campana

Ora et labora, prega e lavora: questo fu il programma di vita assegnato da San Benedetto da Norcia ai suoi monaci e a tutti i cristiani di buona volontà.
Uno dei suoi figli - Don Bruno Campana - visse alla lettera questo binomio della santità cristiana, in quanto si caratterizzò come instancabile operaio di Dio.
Preghiera e lavoro Don Bruno li apprese fin da piccino soprattutto dalla mamma, che recitava molti rosari con la corona fra le dita, e, quando aveva le mani occupate, contava le Ave dicendo: uno, due, tre, ecc.
Don Bruno appartenne a una famiglia di persone rotte al sacrificio, dedite ala lavoro, dove Dio era l'unica speranza del drappello di figli - ben nove - e dei due genitori contadini.
Nel numero 15 dell'anno 2002 de "L'Eco dell'Immacolata", Don Bruno ci descrive questa deliziosa scenetta familiare: "Il Santo Rosario nella nostra casa si recitava sempre ogni giorno dell'anno, spesso anche per intero, cioè in 15 Misteri con le Litanie Lauretane: tutto in lingua latina. Quando la famiglia era al completo, ad esempio la sera, prima o dopo cena, era sempre la Mamma che conduceva con voce ferma, soave, melodiosa, saudente e noi rispondevamo con fervore e devozione tutti, grandi e piccoli. Papà si toglieva subito il cappello, appena Mamma iniziava il Rosario e, rispondendo con voce sommessa ma chiara a tutte le preghiere, vegliava su di noi che spesso eravamo tentati di dire qualche parolina o di scoppiare in una risatina, però poche volte capitava perché la penitenza era: ricominciare dall'inizio l'intero Rosario".
Lo scrittore A. Polidoro attesterà: "Ad Alfedena, contemplando quella modesta casetta e riflettendo alla carica di vita fisica e morale di quella famiglia nata e cresciuta in quelle mura, ho scoperto che la vera soluzione dei gravissimi problemi sociali ed economici del mondo di oggi, è solo in Cristo, seguito e amato come fece la famiglia Campana".






Associazione Santina Campana - Alfedena